Certezze e incertezze in tempi di burrasca e venti contrari

Purtroppo non è ancora finita!

E non mi riferisco all’emergenza sanitaria o al rischio di contagio. Non è finita la quarantena lavorativa per molti di noi. Ci sono tanti professionisti del mondo della crescita personale, dell'educazione non formale, della cultura, della creatività, dell’arte, dello spettacolo, delle pratiche corporee di benessere, dell’evoluzione spirituale ed energetica, che sono tenuti in panchina: non produciamo niente di materiale, non siamo aziende considerate per questo essenziali ed ecco che il produrre bellezza, sogni, vitalità, soddisfazione, consapevolezza e felicità non viene considerato una professione.

E invece lo è, e spesso è una professione svolta proprio da persone che fanno di sé stesse il proprio lavoro, che si esprimono e si realizzano attraverso la professione che hanno scelto, che la portano avanti con passione e per passione e non solo per denaro. Che si nutrono lavorando, che crescono nell’aiutare gli altri a sorridere, ad amarsi, a fiorire, a vivere in pienezza.

Ecco allora che nel protrarsi di questa quarantena lavorativa, neanche la quarantena emotiva è finita. In questa atmosfera di movimenti concessi dall’alto e ancora limitati, di espressione di noi bloccata a tanti livelli e senza gran margine di poter incidere, la fiducia si alterna alla rabbia, la paura alla noia, la confusione alla presenza, lo smarrimento al ritrovarsi, la quiete alla voglia di ripartire, il senso di inutilità alla voglia di esserci e portare il proprio contributo.

Ripartire. Ancora la sete più grande. Ma per andare dove? In un presente sospeso e legato a variabili e scelte su cui poco possiamo influire, la visione del futuro è sfuocata, l’orizzonte manca di punti di riferimento, la necessità interiore di essere nel mondo e fare la parte che più ci realizza è frustrata e manca ancora la possibilità di intravedere passi e percorsi che dal presente ci portino avanti.

E’ vero.

Eppure, insieme a tutte queste incertezze, se cerco in me, trovo salde anche alcune certezze.

La prima fra tutte: io ci sono. E noi ci siamo, Achillea c’è. Silenziosa, viva, determinata.

Un’altra certezza: le persone che collaborano con noi, gli allievi, i soci, chi ci segue e partecipa alle nostre attività e ai nostri progetti, chi cerca in sé la spinta e i colori per ridipingere un mondo più empatico, vitale, libero e giusto, mi stanno molto a cuore.

E ancora: nessuna burrasca esterna, nessun piccolo o grande naufragio potrà mai togliermi e toglierci la voglia di nuotare, di navigare, di veleggiare e di essere pienamente felici. Potrà forse portarci a modificare qualcosa della nostra imbarcazione, ad attualizzare lo stile di nuoto, a riorientare le vele: ma se niente può fermare il vento, niente potrà spengere la spinta a prendere il vento al meglio per continuare a veleggiare. Perché questa è la mia natura, la nostra natura: è la chiamata della nostra anima, e nessuno potrà impedirmi e impedirci di risponderle, trovando di volta in volta il modo migliore possibile per farlo.

E poi. Guardiamo bene. In questo mare non siamo soli, siamo tante imbarcazioni, che a volte si percepiscono separate per via delle onde alte. Ma siamo tanti. E nessun divieto potrà fermare per molto la spinta naturale dei cuori liberi a stare uniti, vicini, nutrendosi a vicenda, dando forma, insieme, al mondo che sentiamo, vediamo, che vogliamo e che meritiamo. Potremo dover procedere a piccoli passi, su terreni mutevoli e sollecitazioni imprevedibili: ma comunque procediamo e procederemo. E insieme saremo forti.

La direzione è inondata di luce e la strada fruttuosa. E la percorriamo insieme. Non sono sola. Non sei sola. Non sei solo. Siamo insieme, camminiamo insieme, navighiamo insieme. Stiamo lottando, resistendo, costruendo, insieme.

La nostra Associazione Achillea è un insieme di persone che hanno una visione, un progetto, fatti di valori e insieme di passi, di forma e decisioni pratiche che ne rappresentano l’espressione e l’essenza. Abbiamo lavori in corso alla nostra nuova sede per regalarci un posto dove accogliere tutte le nostre attività, idee, progetti, persone e comunità.

Manteniamo fede alla forza delle relazioni vissute attraverso il corpo, il contatto che solo la vicinanza fisica può dare, alla formazione e crescita personale fatte di confronto, di presenza. Allo stesso tempo, se i tempi continueranno a richiederlo ci sapremo adeguare a pillole di benessere digitali.

Manteniamo anche la barra dritta sulla bellezza, sulla creatività, sul positivo che ognuno di noi è in grado di generare e di condividere, sull’arte che sorvola il pensiero e nutre senza insegnare, sulla musica che sollecita l’anima a vibrare leggera, sulla poesia che connette a tutto ciò che è vivente.

E se, se, i venti dovessero ancora rinforzare, se questo nostro disegno, come Associazione, come sede fisica, come espressività che prende vita in presenza, che si caratterizza nell’”assembramento” e si nutre del contatto fisico, se questo progetto in cui credo e crediamo fortemente dovesse mai imbattersi in una burrasca troppo forte per rimanere in piedi in una qualche parte di questa sua forma, ebbene se così fosse, allora, lo attualizzeremo.

E’ meravigliosa questa parola, è così ricca di forza. L’attualizzazione, come dice Carl Rogers, è una tendenza naturale, umana e incontenibile: è una necessità interiore che niente può fermare, ma solo momentaneamente deviare. Allora, quando la necessità interiore è quella di un gruppo di persone, e non di singoli scoraggiati, allora ritroverà, sapremo ritrovare la lucidità e il modo per ridefinire una forma nuova più vitale che mai!

Invito ciascuno di noi a cercare risposta alla domanda su cosa può realmente aiutarci a continuare ad affrontare al meglio le burrasche e i venti contrari, specialmente quando i venti continuano, e rinforzano, e fanno sembrare le nostre vele così fragili, impotenti, i nostri sogni illusioni, i nostri obiettivi ridicole chimere.

Se desideriamo trovare davvero la risposta, dobbiamo andare a cercarla dove sola è: dentro ciascuno di noi.

E dentro di me, io continuo a trovare una sola risposta, la stessa risposta che, nel tempo e nelle vicissitudini, si mantiene ferma e chiara: è il prenderci cura della nostra imbarcazione la strada. Il cercare di issare le vele in modi nuovi che rappresentino la forma migliore che possiamo dare a noi stessi qui ed ora e che rendano, se possibile, il vento ostile un alleato.

Questa risposta, mentre il vento fuori continua a soffiare e a tratti infuria, a me dona la percezione di una possibilità di manovra e la spinta a giocarmi concretamente questo margine di libertà di azione rispetto agli eventi della vita. E riaccende la fiducia, l’entusiasmo.

In fondo, nessun vento può spengere la spinta interiore a esprimere ciascuno il meglio di sé e a portare avanti concretamente ideali e visioni, quando questo è ciò che ci chiede la nostra anima!

Ecco allora che ripartire è possibile. E ripartire da noi stessi è l’unica strada possibile. Dal dare valore alla nostra spinta vitale unica che ci chiama ad issare al meglio le nostre vele, usando la forza stessa del vento contrario per superarlo! E nutrendoci dell’essere insieme in questo viaggio!

A presto per approfondire insieme il ‘come’ possiamo tradurre nella pratica questo prendersi cura di noi stessi e della nostra imbarcazione!

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