Coltivare una pausa

Dopo anni di pratica professionale di Tuina (Massaggio Tradizionale Cinese) mi interrogo sui risultati ottenuti, sui successi e gli insuccessi, in particolare sui motivi che spingono le persone a rivolgersi a questo tipo di disciplina e sul perché si rivolgono proprio a me per prendersi cura dei propri disagi. Cosa conta in questo mix tra operatore e metodo.

Le persone arrivano a me o ad altre discipline ‘olistiche’ per i più svariati motivi, ma mi rendo conto che spesso cercano risposte a disagi che non trovano in approcci classici, fisioterapici, allopatici, tipici della nostra medicina occidentale, centrata sul sintomo.
Di fronte a disagi quali dolori muscolari inspiegabili, mal di testa ricorrenti e altalenanti, mancanza di energie protratte, difficoltà a dormire, a gestire le emozioni, ad uscire dagli stati di stress credo non sia risolutivo affrontare i soli sintomi.
Questo non si traduce in un ripristino dello stato di benessere, ma in un tamponare goffamente il problema, facendolo magari scomparire momentaneamente, lasciando però la possibilità che il sintomo si ripresenti in futuro, sotto altra forma.

In questi casi alcune persone sentono sempre più il bisogno e trovano in queste discipline, Tuina compreso, un approccio non sintomatico, che riesce a collegare vari aspetti della loro persona e della loro storia, in modo da inquadrare meglio le origini del disagio in atto. Quel disagio che ha, secondo me, una connotazione soggettiva, che è legato al percorso di vita unico che la persona sta percorrendo, disagio che tra l’altro evolve con questo.

In questa visione il sintomo assume una connotazione più morbida. Non è qualcosa da combattere, piuttosto un indicatore utile, testimone di una difficoltà profonda nella ricerca di un nuovo equilibrio a seguito di un cambiamento di rotta nel percorso di vita scelto. Sintomo / Indicatore che naturalmente lascerà il posto al benessere non appena il cambiamento sarà concluso.

Bene, credo che oltre a tutto ciò ci sia un altro aspetto fondamentale che fa la differenza nella pratica e che credo accomuni molte persone che si rivolgono a me perchè mi prenda cura di loro. Un motivo che magari non viene vissuto consciamente, non viene espressamente richiesto. Però emerge in qualche modo tra le righe, che a volte diventa palese e che a volte sorprende, anche per il solo fatto che queste persone continuano a venire anche dopo che il benessere è tornato.

Si tratta della possibilità che queste persone hanno di coltivare una pausa, di potersi fermare un’ora concedendosi un riavvicinamento a sé stessi, ascoltando il proprio corpo e il proprio territorio interiore senza giudizio.
Questa pausa, al di là delle tecniche di cura utilizzate, diventa potente poichè viene vissuta in un ambiente e in una relazione che accoglie questa potenzialità, fa emergere le possibilità dalle profondità e le traduce in esperienza. L’esperienza diventa in questo modo consapevolezza, una potenzialità espressa, vissuta e integrata.
In questo senso la pausa diventa fondamento della pratica di ripristino e mantenimento dello stato di benessere.

Può sembrare una cosa da poco, ma non è difficile constatare quanto siamo spesso lontani dal nostro corpo, immersi in pensieri e proiettati verso il mondo esterno. Il corpo è sempre lì, vive le esperienze quotidiane insieme a noi, traducendo quelle buone in rilassatezza, quelle non buone in dolori e tensione. Il corpo vive nel presente.

Credo che sia proprio questa occasione di pausa che permette al corpo di rilasciare queste tensioni, o di godersi a pieno questi stati di rilassamento prodotti dalle buone esperienze. Fermandosi e orientandosi all’interno, il nostro essere ritrova la sua interezza (corpo, emozioni, pensiero), la sua compattezza, può rilasciare ciò di cui non ha bisogno e produrre i frutti di un benessere naturale.

Credo infine che in tutto questo sia importante l’atteggiamento dell’operatore, colui che si pone di fronte alla persona con lo sguardo aperto, fiducioso, accogliente. Colui che sappia rendere sacra questa ora di pausa, questo breve spazio temporale in cui la persona può tornare a toccare la sua essenza di essere senziente, riconoscendosi, a volte perdonandosi. Trovando quindi pace e sentendosi nuovamente il potente autore della propria vita.

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